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lunedì 26 dicembre 2016

TRILOGIA CRITICA DISTOPICA

di DANILO CARUSO


1) Ne “Il Medioevo futuro di George Orwell (2015)” costruisco un impianto d’analisi congiungendo l’idea weiliana sulla genesi e la prosecuzione dei modelli totalitari in Occidente a “1984”, capolavoro orwelliano su una non auspicabile società futura ricalcante il carcere panottico di Bentham.
La tesi di fondo, la quale non intrappola il romanzo in una rivisitazione, più o meno, del passato Medioevo cattolico, poiché il pensiero di Orwell parla per l’avvenire (e quindi con Simone Weil rafforza quell’avvertimento sulla possibilità dei totalitarismi), si risolve in una paradossale apparente conclusione: e cioè che “1984”, mutatis formis mutandis nella contingenza narrativa, possa equivalere a un “1384”, o a un orwelliano “2084” secondo la programmatica intenzione di monito dell’autore inglese (giusta e riconosciuta ispiratrice peraltro del testo).




2) Ne “Il capitalismo impazzito di Aldous Huxley (2015)” l’impostazione analitica che ho dato a questo lavoro applica una chiave di lettura weberiana nello studio del rapporto intercorrente fra la realtà del capitalismo e il “Brave New World” (sua immaginaria, ma non troppo, possibile futura alterazione). Viene messo in risalto come l’irrazionalismo religioso in tale campo, sottostante nella valutazione di Weber agli effetti della dimensione sociale del capitalismo, potrebbe essere movente ulteriore di un inquietante strano “Mondo Nuovo”.
Nel 1933, a un anno dalla pubblicazione, il romanzo distopico huxleyano uscì in Italia, allora governata dal fascismo: per inciso voglio ricordare che mentre Eliot ha impedito a Orwell di stampare con la Faber and Faber, il suo saggio su Dante viene edito nella Patria del Sommo Poeta nel ’42.




3) Ne “L’antipanlogismo di Evgenij Zamjatin (2015)” conduco un’analisi letteraria su “Noi”. Il cammino analitico di questo testo di critica riporta alla radice hegeliana la struttura dello Stato distopico zamjatiniano, che d’altro canto è trasposizione antiutopica della giovanissima URSS.
Le componenti filosofiche provenienti da Hegel e Marx accompagnano l’interpretazione di quella società negativa e la comprensione della sua genesi ideologica. Tutto il percorso segue la linea tematica del panlogismo collegata all’ideale evolversi dello Stato etico. Le personali vicende dei protagonisti sono inquadrate, e lette, nel significativo quadro concettuale voluto da Zamjatin – un difensore della libertà – nella creazione di uno tra i più pregevoli prodotti della letteratura mondiale: un capolavoro che offre un monito per il futuro dell’umanità.