Nella giurisprudenza italiana in virtù della legge 248 del 18 agosto 2000 anche i testi pubblicati su internet godono della tutela del diritto d’autore già stabilito dalla precedente legge 633 del 22 aprile 1941. La loro riproduzione integrale o parziale è pertanto libera in presenza di scopi culturali e al di là di contesti di lucro, da questo lecito uso fuori del consenso dello scrittore si devono necessariamente poter evincere i seguenti dati: il link del testo, il titolo, l’autore e la data di pubblicazione; il link della homepage del suo contenitore web. Copiare non rispettando queste elementari norme rappresenta un illecito.

giovedì 7 aprile 2011

ALFONSO GIORDANO

di DANILO CARUSO

Alfonso Maria Giordano venne al mondo a Lercara Friddi l’undici gennaio 1843 alle 15:00 (fu battezzato il giorno seguente, padrini Giuseppe Tedesco e Giuseppa Giordano1). Figlio di Maria Miceli e di Giuseppe, un medico, seguì la carriera del padre. Nell’ateneo palermitano vi insegnò poi igiene mineraria. «Piccolo di statura fisica, cortese nei modi, modestissimo, di una ineguagliabile bontà di animo, filantropo nella più alta espressione del termine»2. Consacrò la sua esistenza alla difesa dei disagiati, soprattutto dei minatori, creando a Lercara anche un proprio ambulatorio per la loro cura. Riscosse per la sua attività medica dai colleghi in Italia e all’estero giudizi di encomio e riconoscenza. Il suo pensiero fu di input alle leggi di tutela del lavoro, specialmente quello femminile e dei giovanissimi. Diede vita nel 1871 a un’associazione di solidarietà per i lavoratori lercaresi – la Società Operaia Fratellanza e Lavoro, di cui fu a capo –, inaugurata domenica 4 giugno di quell’anno. Alfonso Giordano si unì in matrimonio il 14 dicembre 1872 – celebrante don Giuseppe Fiorentino – a Calcedonia Rosalia Caterina Nicolosi (figlia di Luigi e Rosa Viola), furono testimoni di nozze Luigi Sartorio e don Vincenzo Fiorentino3. Promosse il ruolo della cultura e della coltivazione del sapere (è del 1867 un suo scritto intitolato La lega dell’insegnamento): fu membro di un comitato per l’istituzione di una biblioteca a Lercara e alla cerimonia inaugurativa, il 28 agosto 1873, il suo intervento sostenne la validità di supporto nell’edificazione dello spirito umano dello strumento libro. Come e quando questa biblioteca scomparve non è accertato. Prestò pure la sua attenzione al mondo della politica: esponente moderato del partito locale dei Nicolosi, ricoprì per svariati anni la carica di consigliere comunale. Alla fine del 1875 il consiglio comunale di Lercara indicò alla prefettura per la scelta del sindaco due fratelli Nicolosi – Francesco e Giovanni –, ma il neoprefetto Gerra (succeduto al Malusardi protettore dei Nicolosi) era intenzionato a riportare un ordine amministrativo più equilibrato nel comune e propose Alfonso Giordano. Il sottoprefetto precedentemente fra i due aveva segnalato Giovanni, il quale per non far nominare Alfonso Giordano – peraltro suo nipote – ne fece deliberare dal consiglio comunale la decadenza da consigliere poiché medico condotto, quando tale lo aveva designato lui in precedenza. Alfonso Giordano presentò un ricorso alla prefettura e il 5 marzo 1876 venne nominato sindaco con regio decreto governativo: entrò in carica il 15 e stette fino al 26 maggio 1877; il 20 il consiglio comunale fu sciolto con decreto del ministro degli affari interni a causa delle interferenze nell’amministrazione provenienti dalla maggioranza consiliare capeggiata da Giovanni Nicolosi che non si era rassegnato. Sul Gazzettino di Lercara Friddi (1880-1884) dimostrò la sua poliedricità di interessi trattando argomenti di storia locale. Nel 1885 durante l’epidemia colerica scrisse un prontuario (Il colera – nozioni e consigli popolari) per la sua cura e prevenzione. Un’altra sua creatura fu un ente di assistenza medica operante tra il marzo del 1886 ed il giugno del 1889 – la Cassa di Soccorso fra i solfatari in Lercara –, nata, dopo la mancata collaborazione del comune, con l’appoggio di John Forester Rose che vi indirizzò i minatori alle proprie dipendenze. Nel 1888 individuò gli elementi che causavano l’anchilostomiasi, un’anemia di origine parassitaria, che afflisse gli zolfatari e i cui sintomi erano ritenuti prima della sua scoperta una debilitazione malarica. Studiò quindi la tea-pneumoconiosi che ne colpiva l’apparato respiratorio tramite l’inalazione del pulviscolo solforoso presente nell’aria depositandovisi. A un simposio dei medici a Palermo nel 1892 illustrò come il peso sulle spalle durante il trasporto di materiale faceva insorgere nei minatori adolescenti alterazioni nello sviluppo del sistema osseo. A un altro simposio dei medici isolani a Messina nel 1897 la sua esposizione delle disumane condizioni dei lavoratori nelle miniere di zolfo spinse il governo a nominare l’anno seguente una commissione d’inchiesta, il cui relatore fu Alfonso Giordano: il Consiglio superiore di sanità espresse compiacimento per il suo operato. Il ministro per le attività produttive Giulio Baccelli, presente Vittorio Emanuele III, a Palermo nel 1902 in occasione di un convegno ne tessé l’elogio. Successivamente fu di nuovo relatore in una commissione d’inchiesta sul lavoro industriale: il testo della relazione, poi pubblicato col titolo La fisiopatologia e l’igiene dei minatori, rappresenta un po’ una summa delle sue ricerche e dei suoi interessi medico-filantropici. Il 7 ottobre 1902 Alfonso Giordano ritornò a fare il sindaco di Lercara, scelto anche stavolta come moderator rei publicae. Ebbe garantito il richiesto appoggio dei Sartorio Scarlata e dei Nicolosi, i quali poi però tirarono i remi in barca: conseguentemente l’amministrazione priva di forza in consiglio si dimise il 16 settembre 1903. Per ingovernabilità questo fu sciolto e il comune commissariato. Nella sua vita Alfonso Giordano coltivò rapporti epistolari con Louis Pasteur. L’ateneo parigino gli conferì la laurea honoris causa e in Italia dietro proposta del ministero dell’istruzione ricevette il titolo di cavaliere. Il suo paese lo ebbe anche come delegato scolastico e medico del corpo militare di stanza. Alfonso Giordano si spense a Lercara Friddi la mattina del 15 luglio 1915 alle 11:00. Le sue esequie furono tenute sociante clero (concelebrazione di più sacerdoti)4. Fu padre di cinque figli (Maria, Giuseppe, Stefano, Luigi e Rosa) che, con l’ulteriore discendenza, hanno tenuto alto il nome della famiglia Giordano. Lercara lo ricorda affettuosamente, e anche Palermo gli ha dedicato una via. Dopo la sua scomparsa la comunità gli ha intitolato la via della sua abitazione (oggi in via A. Giordano, 48) dove è stata apposta pure una lapide, e un monumento con un suo busto gli è stato eretto nella piccola piazza Giuseppe Garibaldi di fronte alla chiesa di sant’Antonio da Padova.


1 Liber baptizatorum ab anno 1841 usque ad annum 1847 – vol. XV, pag. 141 n. 15, Archivio Chiesa Madre.
2 F. Salpietro in Rivista Sanitaria Siciliana, n. 14 – 1935.
3 Liber coniugatorum 1871-1880, vol. XV, Archivio Chiesa Madre.
4 Registro dei defunti dal 20 novembre 1912 al 2 ottobre 1918, pag. 226 n. 105, idem.



La lapide sul prospetto della casa lercarese di Alfonso Giordano