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venerdì 15 novembre 2019

LA MUSA DELLA TRANSIZIONE E IL COGNATISSIMO

di DANILO CARUSO 

Carmen
Díez de Rivera
Nel 2016 è uscito un romanzo di Nieves Herrero intitolato “Los que escondian sus ojos [Le cose che nascondevano i suoi occhi]” incentrato sulla vicenda amorosa che nella Spagna franchista legò Sonsoles de Icaza e Ramón Serrano Súñer, una relazione dalla quale nacque Carmen Díez de Rivera. Tale opera letteraria ha ricevuto una trasposizione televisiva in una serie a puntate trasmessa anche in Italia (col titolo “Quello che nascondono i tuoi occhi”). Sonsoles de Icaza (1914-1996), marchesa di Llanzol, era figlia di un ambasciatore messicano (Francisco de Icaza, che fu pure un affermato poeta) e di una nobile spagnola. Ai suoi tempi fu nota come un'icona di eleganza: ispirò un creatore di moda a disegnare abiti per lei, e allorché ella morì la sua omonima figlia donò a un museo tutti i suoi abiti. Quando nel ’25 era scomparso il padre la famiglia di Sonsoles era andata di fronte a difficoltà economiche. La poliglotta sorella Carmen (1899-1979) a motivo di ciò intraprese una carriera di scrittrice che la condusse al successo economico e al conseguimento della fama; fu anche attiva in opere di solidarietà sociale per anni, e in tal ambito ebbe al principio del regime franchista un ruolo di risalto.
Sonsoles
de Icaza
Sonsoles si unì in matrimonio nel ’36 col marchese di Llanzol, il quale in quel momento aveva 45 anni. La coppia ebbe tre figli prima che lei tenesse a partire dal ’40 il fedifrago legame con Ramón Serrano Súñer. Costui (1901-2003) era un avvocato cattolico conservatore anticomunista, che durante il periodo repubblicano spagnolo (iniziato nel ’31) fu eletto deputato (nel ’33 e nel ’36) quale rappresentante della destra. Era cognato di Francisco Franco (in mezzo alla gente sarà poi noto come il “cuñadisimo”): aveva sposato nel ’32 Ramona Polo, sorella della moglie di quello. A causa della sua azione politica iniziata alla nascita della Repubblica (con una fallita elezione parlamentare) venne tratto in arresto dopo l’inizio della guerra civile scatenata nel ’36 dal fronte conservatore (composto da militari, monarchici e cattolici turbati dalla svolta laica e progressista dello Stato). Dopo l’assalto del carcere in cui era detenuto, da parte di un’orda di facinorosi, grazie a un trasferimento in clinica da dove fuggì, riuscì a riparare alla fine in zona franchista. Divenuto intimo consigliere del Generalísimo, e di fatto secondo solo a costui, quando nel ’38 la dittatura franchista si costituì in forma governativa, ebbe importanti incarichi ministeriali (gli affari interni nel ’38-’40, quelli esteri nel ’40-’42) e nel periodo ’39-’42 responsabilità dirigenziale di primo piano nel partito unico conservatore cattolico, un’organizzazione politica nata dalla fusione di gruppi di destra e della Falange (fondata da José Antonio de Rivera, di cui Serrano Súñer fu amico). Allo scoppio del secondo conflitto mondiale promosse una politica di forte vicinanza coi nazisti. Non ottenne che la Spagna entrasse in guerra a fianco dell’Asse, tuttavia quando i Tedeschi invasero la Russia fece sì che, senza una formale dichiarazione di guerra, una formazione bellica spagnola di volontari falangisti, la Divisíon azul, partecipasse all’aggressione dell’URSS (accusata da Serrano Súñer di essere la ragione della lotta intestina spagnola allora appena conclusasi).
Ramón
Serrano Súñer
Il declino delle fortune militari dell’Asse provocò la sua caduta politica nel ’42, la quale era già stata avviata nel ’41 attraverso delle purghe dirigenziali antiserraniste. Franco temeva che i nazisti favorissero un golpe contro di lui (che non era voluto entrare in guerra accanto alla Germania) a beneficio dello schieramento interno spagnolo filotedesco (capeggiato da Serrano Súñer). Nel ’42 lo scontro tra falangisti filoserranisti e monarchici cattolici era stato molto aspro e combattuto: non mancarono scontri in pubblico e due attentati (uno a scapito di ciascuna parte). Il secondo, quello del 15 agosto, contro il generale Varela, ministro delle forze armate, rimasto vivo, preoccupò i militari, i quali pretesero la testa del Cognatissimo. Messo all’angolo da Franco, Serrano Súñer mantenne alcune formali cariche nel regime franchista, curandosi invece soprattutto della sua attività di consulente legale. Approssimandosi la fine della dittatura del Caudillo, marcò sempre più le sue distanze emerse nel dopoguerra. Nonostante ciò nel 2008 fu ritenuto imputabile da parte del giudice Baltasar Garzón di crimini contro l’umanità, assieme ad altri 34 franchisti, per vicende legate al franchismo.


Nel ’42 dalla relazione adulterina tra Serrano Súñer e la marchesa di Llanzol era nata, come anticipato all’inizio, una figlia: Carmen Díez de Rivera. Il marchese consorte (morto nel ’72) la accolse come fosse una figlia naturale (il padre biologico non si curò mai di costei). Però, quando ella crebbe, il segreto fu in modo imprevisto e necessario portato alla luce, giacché ella a 17 anni manifestò ai suoi il personale interesse sentimentale nei confronti di un figlio di Serrano Súñer (quello omonimo, con cui intendeva sposarsi), in pratica a insaputa di lei un fratellastro. La sorella di Sonsoles, la scrittrice, zia omonima e madrina della ragazza, si fece carico, assistita al momento da un sacerdote, di rivelare alla giovane la verità e quindi gli impedimenti in quel love affair. In seguito al turbamento provocato dalla notizia, Carmen si ritirò in convento per quattro mesi, successivamente andò a fare per tre anni la missionaria in Africa (in aree a rischio di contagio, più che altro con una vocazione suicida derivata dalla delusione amorosa). Di indole ribelle, delusa dai familiari che le avevano taciuto la realtà della sua nascita, per contrasto a una madre difficile, si diede alla moda hippie. Avendo alle spalle studi politici e umanistici, tornata in Patria poi divenne collaboratrice di Adolfo Suárez, il politico che traghetterà la Spagna verso la democrazia dopo la morte di Franco nel ’75. Suárez, ricevuto dal re Juan Carlos di Borbone (subentrato al defunto Caudillo nella qualità di Capo dello Stato) l’incarico di Primo ministro, designò Carmen Díez de Rivera quale Capo di gabinetto del Presidente del consiglio.  Ella, donna di particolare fascino (intellettuale, estetico, e politico, essendo figlia di Serrano Súñer), e di orientamento ideologico socialdemocratico, sostenne la riapertura delle istituzioni alla partecipazione democratica di tutti i partiti politici, a partire da quello comunista. Fu accusata dunque dai settori di destra reazionaria di essere una comunista, una traditrice, e addirittura una spia. È rimasta nelle cronache storiche spagnole con l’appellativo di “musa della transizione”: un romanzo del 2013, “El azar de la mujer rubia [Il caso della donna bionda]” di Manuel Vicente, la rappresenta determinante nel conferimento dell’incarico governativo a Suárez da parte del re. A causa delle forti tensioni politiche, Carmen lasciò il suo incarico di Capo di gabinetto, occupato fra luglio ’76 e maggio ’77, ed entrò nel Partito socialista popolare. Nel 1987 venne eletta europarlamentare con uno schieramento di Suárez, ma nel 1988 lasciò quel partito per via della sua collocazione nella destra liberale. L’anno successivo entrò nell’attuale partito socialista spagnolo. Fu rieletta nel ’94 al Parlamento europeo (dove fu brillante e ammirata protagonista). Rimasta nubile, mancò prematuramente alla fine del ’99.
Carmen
Díez de Rivera
Negli ultimi mesi di vita si ritirò dall’attività politica dimettendosi da europarlamentare; alla propria badante si presentò così: «Hola, buenos días, soy Carmen Díez de Rivera. Tengo cáncer, me voy a morir». Nella sua esistenza restò amareggiata dal costante atteggiamento del padre biologico il quale mantenne il più completo disinteresse nei riguardi della figlia naturale: Ramón Serrano Súñer non riconobbe mai la paternità. Un ulteriore romanzo, di Luis Herrero, “Dejé de pronunciar tu nombre [Smisi di pronunciare il tuo nome]” del 2017, narra della vita di lei. Mentre di Ana Romero sono altre due opere di carattere storico-biografico: “Historia de Carmen” del 2002, “El triángulo de la Transición: Carmen, Suárez y el rey” del 2013.