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sabato 14 dicembre 2019

FILOSOFIA E VALENTINA NAPPI

di DANILO CARUSO

(una scultura
di Pablo Vidal)
Valentina Nappi è una pornostar, la quale coltiva interessi intellettuali, come ricordato da Paolo Dai Prà, youtuber filosofico, nel video riportato. Il tema affrontato riguarda il rapporto tra l’Io e il corpo nella società capitalistica odierna mediante la sessualità. Dai Prà rileva come la Nappi intraveda uno strato ideologico sovrastrutturale nell’agire umano a tal punto, nella di esso sostanza moralistica e politica, da configurarsi “naturale”. Sorge a proposito una serie di spunti che ho voluto portare un po’ più in là rispetto a quanto viene detto. Ho trovato interessante l’accostamento della Nappi al monachesimo orientale per quanto concerne il rifiuto della sovrastruttura sociale nel tentativo di raggiungere qualcosa in seno alla Natura di autentico e puro. Nel mio fare un passo aggiuntivo a simile riflessione, mi è venuto in mente un aspetto che ho evidenziato nel mio saggio su “Brave New World” di Aldous Huxley1, dove ho parlato dell’esercizio della sessualità in quella distopica società, la quale rappresenta le estreme conseguenze del capitalismo (visto alla maniera di Weber). Ho spiegato il fatto che venga là apprezzata la varietà di partner sessuali come una forma agapica portata al limite massimo: il dono gratuito di sé a tutti, di cui d’altro canto la Nappi (in particolare evocata in conclusione del video) dice della prostituta (porne); una donna la quale dovrebbe concedersi gratuitamente. Vale a dire come le donne osservanti della “nuova morale” dello huxleyano Mondo Nuovo: nella visione della Nappi l’etichetta di “distopico” al discorso penso possa apparire un dettaglio irrilevante in una teorica (futura) fase emancipatrice non ancora totale, ma anzi ancora legata a vincoli di controllo e manipolazione sociali. Dai Prà e la Nappi presentano l’argomento in termini di una libido freudiana, con l’ES che svolge il ruolo non tanto di forza coercitiva nell’ambito sessuale quanto invece di strumento volto a scardinare un “naturale sovrastrutturale”. Io sono junghiano e riguardo a ciò cerco di vedere le cose in un modo che non abbia uno sbocco ideale anarchico. Ritengo, pur condividendo le critiche all’ipocrisia dell’apparato sociale imperniato sui consumi segnalati dall’ES, che la meta sia elevarsi a un’idea di libido junghiana. Jung nella sua psicologia analitica auspica, attraverso la dinamica formativa degli archetipi, l’adozione di comportamenti non dettati da anarchia. A differenza di Valentina Nappi, di cui apprezzo nella lettura di Dai Prà il pensiero, io inserirei (ma è ovviamente il mio personale punto di vista) il tema del legame intercorrente fra corpo e mondo sotto il profilo della sessualità in un contesto non freudiano, bensì junghiano. Sono consapevole che quanto suggerisco apra una prospettiva alquanto differente. Comunque, a sostegno della Nappi, debbo ricordare come la sessualità sia in effetti inquadrata in cornici ideologiche (la consumistica, la religiosa) le quali riducono il congresso carnale al solo fine procreativo, e come il femminile fenomeno fisiologico dello squirting, per niente legato a una meccanica riproduttiva della specie (infatti non è necessario), sia la dimostrazione dell’insussistenza di una veduta circoscritta. Secondo la dottrina della Chiesa cattolica il congresso carnale ha il principale obiettivo di contribuire alla nascita di nuovi esseri umani, così imitando il potere creativo di Dio stesso. Nelle dinamiche fisiologiche connesse, tuttavia, sotto il profilo teologico esiste qualcosa che non viene preso in considerazione: l’orgasmo femminile. Mentre l’eiaculazione maschile procede sempre mantenendo quella possibilità procreativa, a prescindere da come e con chi avvenga, lo squirting (il quale è parimenti una possibilità naturale), è del tutto sconnesso dalla funzione riproduttiva: giacché opera in maniera non inerente alla fecondazione di uno o più ovuli (provenienti dalle ovaie). L’orgasmo femminile, dunque, non è necessario alla riproduzione umana, ma d’altro canto rimane fisiologico e possibile. Se Dio ha inserito lo squirting, allora, significa che un amoroso convegno non abbia l’esclusivo fine procreativo, ma anche uno parallelo, e non secondario, di natura edonistica per tutti i partecipanti. Ad esempio, in un congresso omoerotico femminile la facoltà procreativa rimane del tutto tra parentesi, l’orgasmo no: il fatto che questo possa accadere o meno (in qualsiasi tipo di rapporto) contraddice l’insegnamento della Chiesa. Se lo scopo procreativo non si mette in atto, neanche dovrebbe sorgere il problema: tra le cose previste dalla dottrina cattolica c’è la castità. Cioè non celebrare convegni amorosi, e quindi non avere figli. Però nella fisiologia umana è possibile non concepire (in vari modi), pur attuando un congresso carnale. Se Dio ha previsto lo squirting in una dimensione edonistica indipendente e accidentale, vuol dire che l’esercizio della sessualità in generale non è legato in maniera totalitaria alla riproduzione: a quasi tutti i religiosi cattolici è vietato avere figli, però imporgli un innaturale divieto antiedonistico non è coerente. Dovrebbero proibire, per coerenza, di avere polluzioni e mestruazioni; tuttavia la natura fa il suo corso. Perché l’orgasmo femminile dovrebbe essere ritenuto in ambito teologico così preoccupante da non essere tematizzato e contestualizzato, se non per ragioni tradizionalmente sessuofobiche e antifemministe? L’antica idea della “porta del diavolo” si rivela una nevrosi maschilista e misogina. Che la repressione sessuale presso i religiosi poi si converta in patologia pare allora non sia un fenomeno molto legato ai singoli, bensì dipenda da simile sistema di ingabbiare la libido. Alla fine, sembra di poter raggiungere in maniera ragionata (filosofica) la naturale (fisiologica) smentita di un nevrotico castello teologico: lo squirting è, e non può essere che non sia (al pari di mestruazioni, e polluzioni). Naturalmente, come in qualsiasi cosa, la ricerca dell’eccesso e dell’uso di forme violente non è pertinente al benessere, così come d’altro canto la proposta di restrizione della libertà personale sulla base di motivazioni religiose che non rispettano la liceità di normali possibilità naturali compiute nel rispetto della sanità psichica e corporale dei soggetti convenuti.




NOTA

1 Il capitalismo impazzito di Aldous Huxley