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sabato 1 settembre 2012

A EVA PERÓN

di DANILO CARUSO
 
1            Salve madonna dal biondo chignon,
2            benefattrice dei descamisados.
3            Parlavi dal balcone di Perón
4            alla gran folla di aficionados:
 
5            tutti rivolti in un coro amico.
6            Speranza di una popolazione,
7            dopo l’arcobaleno un nemico
8            oscuro ti strappò alla nazione.

9            Immenso della gente il dolore.
10          E il cielo divenne grigio, sordo:
11          pioggia, lacrime ormai era finita.
 
12          Nessuno allora più gridava Evita.
13          Però la fiamma del tuo ricordo
14          accesa rimarrà nel nostro cuore.


Ho composto questo sonetto nel 1998. Per un approfondimento storico sulla figura di Evita e dell’ideologia del giustizialismo peronista rinvio a questi miei studi:
Qui mi limiterò a integrare il testo delle sufficienti note esplicative.

Sonetto: rime ABAB ABAB ABC CBA
Metro: endecasillabo

v. 1 – Evita (1919-1952) è entrata nella storia, non solo dell’Argentina, come una portabandiera degli umili (abanderada de los humildes). Caratteristica tra le sue pettinature quella con i capelli raccolti sulla nuca.
v. 2 – Durante le prime due presidenze di Juan Domingo Perón (1946-55), la sua fondazione stette al centro di un’azione, in parte anche internazionale, di sostegno ai più bisognosi.
vv. 3-5 – Il balcone della Casa Rosada (palazzo presidenziale a Buenos Aires) rappresentò un palcoscenico di suoi discorsi a cui interveniva una marea di gente acclamante.
v. 7 – Il cosiddetto viaggio dell’arcobaleno, in Europa nel 1947, fu un giro ufficiale di Eva Perón che toccò anche l’Italia.
vv. 7-8 – Hanno un particolare enjambement sintagmatico. Il «nemico oscuro»: il tumore all’utero che ne causò la morte.
vv. 10-11 – Evita scomparve il 26 luglio, periodo invernale nell’emisfero australe.
v. 12 – Questo verso si ricollega all’aggettivo «sordo» del v. 10: non si udivano più le gioiose acclamazioni.
vv. 13-14 – Con sentimento di affettuoso rispetto gli Argentini sinceri e tutti quanti hanno ammirato e condividono il suo ideale di giustizia sociale ricordano oggi Evita.

Nel sistema delle rime la quartina d’apertura ha l’iniziale (chignon-Perón) che mostra la coppia presidenziale di fronte ai descamisados-aficionados: altro accostamento che si fonde in maniera integrale per divenire folla relazionato al precedente. Il passaggio dal 4° verso, ultimo di questa quartina, al 5°, primo della successiva, tramite i due punti d’interpunzione, dilata e rende l’ampiezza di questa coralità di gente festosa. La seconda quartina ha coppie di rime differenti: una antitetica (amico-nemico), l’altra analogica (popolazione-nazione). La rima baciata dei vv. 11-12 è il perno concettuale delle due terzine, in cui le altre (sordo-ricordo, dolore-cuore) compaiono a guisa di onde che si irradiano in uno stagno, gettato un sasso, allargandosi circolarmente e alla fine acquetandosi.


A Eva Perón
(versione in spagnolo a cura di Danilo Caruso)

Ave madonna del rubio moño, 
bienhechora de los descamisados. 
Hablabas desde el balcón de Perón 
a la gran muchedumbre de aficionados:
todos dirigidos en un coro amisto. 
Esperanza de una población, 
después del arcoiris un enemigo 
oscuro te arrancó de la nación. 
Inmenso de la gente el dolor. 
Y el cielo se volvió gris, sordo: 
lluvia, lágrimas ya era acabada. 
Nadie entonces ya gritaba Evita. 
Pero la llama de tu recuerdo 
encendida quedará en nuestro corazón.