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mercoledì 19 giugno 2013

IL VECCHIO WEMBLEY STADIUM

di DANILO CARUSO

Uno dei mitici stadi del football, il londinese Wembley, è stato abbattuto nel 2003, in seguito alla sua chiusura avvenuta nel 2000, e riedificato: la nuova struttura è stata aperta nel 2007 (il 24 marzo le under 21 inglese e italiana hanno pareggiato in amichevole 3-3, tripletta di Pazzini in goal subito dopo appena 28 secondi). La costruzione precedente, nella cui zona lavori di sistemazione erano cominciati nel 1920 in occasione della British empire exhibition (1924-25), fu tenuta a battesimo alla presenza di Giorgio V il 28 aprile 1923 con lo svolgimento della finale di coppa d’Inghilterra (Bolton-West Ham 2-0, ricordata come white horse final per via del cavallo bianco di un funzionario di polizia). La Football association cup è dal 1872 il primo torneo calcistico riconosciuto (mentre il British home championship, istituito nel 1883 è il più antico riservato a nazionali: sospeso nel 1984 potrebbe essere reintrodotto). Il re seguì la sfida dalla speciale tribuna reale, nella quale si celebravano le premiazioni, collegata al campo da una scalinata. Lo stadio in quella giornata ebbe la capienza massima di 127.000 persone (ci fu uno spazio a favore di più o meno 80.000 posti in piedi): il fatto di non aver programmato un razionale piano d’ingresso del pubblico consentì l’afflusso di una massa superiore alle 200.000 unità, a una cui non indifferente parte fu impedito l’accesso. La partita iniziò in ritardo di tre quarti d’ora in una struttura stracolma all’inverosimile. La sua originale denominazione era quella di Empire stadium. Aveva comportato una spesa di circa 750.000 sterline: i lavori, durati dieci mesi e supportati da una considerevole manodopera di 1.500 uomini, erano stati conclusi a qualche giorno dall’inaugurazione. Un giro di operazioni immobiliari, a dispetto dell’intenzione di smantellarlo successivamente all’exhibition, garantì la sopravvivenza al frutto del progetto architettonico, in stile vittoriano, di Maxwell Ayrton e John Simpson: sorto al posto di una torre in una circoscrizione nordoccidentale di Londra, su un lotto di proprietà dei Windsor, fu acquistato in liquidazione dallo speculatore Arthur Elvin e da lui rivenduto alla società che l’aveva posseduto. Costui venne pagato attraverso quote azionarie che gli comportarono un guadagno e la presidenza di quell’organizzazione. Da presidente vi promosse anche corse di cani e manifestazioni motociclistiche: nel 1927 a vedere Skin, il levriero a vincere la gara d’esordio, furono in 50.000. Nel 1966 Elvin, non avendo voluto rinviare una competizione canina, causò lo spostamento di Uruguay-Francia, valevole per il mondiale inglese di calcio, al White city. Dal 1923 al 2000 l’originario complesso fu palcoscenico della selezione di football di coloro che furono considerati maestri, i quali tuttavia il 31 marzo 1928 ospitando la Scozia a Wembley (fino agli anni ’40 unica nazionale ad aver avuto il privilegio di giocarvi), in un incontro del Campionato interno britannico, subirono un pesante 5-1 che valse ai rivali l’appellativo di Wembley wizards. I maghi scozzesi infatti schierati con una formazione rivoluzionata e giocando in modo dinamico, in vantaggio di un goal nel primo tempo, ne rifilarono nel corso della ripresa altri quattro agli avversari, in rete soltanto su punizione quasi allo scadere. Nel secondo dopoguerra lo Stadio dell’impero, dotato di un circuito d’atletica, fu epicentro dei XIV Giochi olimpici estivi dell’era moderna, che ebbero luogo dal 29 luglio al 14 agosto 1948, la seconda volta da quelli del 1908, nella capitale (Londra è stata sede di una terza olimpiade nell’estate del 2012): vi presero parte 4.104 sportivi in rappresentanza di 59 Paesi. La manifestazione pomeridiana d’apertura, alla quale assistettero in 85.000, vide la partecipazione del sovrano e di vari suoi familiari: erano passati dodici anni dall’ultima olimpiade di Berlino del 1936. Uno spettacolare volo di alcune migliaia di colombe coprì lo stadio allorché l’inizio delle competizioni fu proclamato da Giorgio VI (qui il 31 ottobre 1925, non ancora re, durante un discorso per l’Esposizione dell’impero britannico a causa dei suoi problemi di balbuzie, poi superati, destò una brutta impressione). A quell’olimpiade l’Italia si piazzò quinta nel medagliere, facendo meglio dei padroni di casa. Nel torneo olimpico di calcio l’Italia fu eliminata ai quarti, mentre il Regno Unito sfiorò una medaglia: perse la semifinale (3-1 con la Jugoslavia) e poi la finale di Wembley che assegnava il terzo posto e dunque il bronzo (5-3 con la Danimarca). Allo stadio imperiale si svolsero inoltre gare equestri e di hochey in aggiunta al football e all’atletica, nonché la celebrazione di chiusura dei giochi olimpici. Il 25 novembre 1953 gli Inglesi, che non avevano partecipato alle prime tre edizioni della Coppa Rimet, ritenendosi del tutto superiori, raccolsero un’altra memorabile umiliazione perdendo 6-3 davanti all’Ungheria, medaglia d’oro all’olimpiade dell’anno indietro. Wembley ritornò alla ribalta del calcio internazionale quando l’Inghilterra ospitò nel 1966 il mondiale e nel 1996 l’europeo. Disputò qua tutte le partite delle due competizioni. In entrambe l’Italia fu eliminata al girone iniziale. Gli Inglesi giunsero alla finale del 30 luglio 1966 (vinta 4-2 d.t.s.) e si trovarono di fronte la Germania Ovest che aveva battuto in semifinale 2-1 l’URSS: in svantaggio al 12°, pareggiarono sei minuti più tardi, quindi passarono in vantaggio verso la fine del secondo tempo, a un minuto dalla fine i Tedeschi colsero il pareggio. Però quello che accadde all’11° del primo tempo supplementare, sul 2-2, continua a lasciare perplessi: l’Inglese Hurst tirando colpì la parte inferiore della traversa, la palla sbatté sulla linea bianca di porta e tornò in campo. Alla moviola sembra che non l’abbia oltrepassata, ma il guardalinee sovietico diede l’assenso sulla marcatura. La magia del goal fantasma sembrò perdurare pure all’europeo del 1996: ai quarti un paio di fuorigioco inesistenti fischiati alla Spagna impedì la possibilità di mettere in serio pericolo la porta dell’Inghilterra, vittoriosa alla fine ai rigori. La nemesi si mostrò nella semifinale con la Germania, vincitrice a sua volta di quella sfida ai tiri dal dischetto e della successiva finale di Wembley. Se non bastasse, l’ultimo incontro giocato in assoluto al vecchio Empire stadium (7 ottobre 2000,  valido per la qualificazione al mondiale) contemplò una sconfitta inglese proprio per mano dei Tedeschi. Clamorosa, sempre a Wembley, quella nel British home championship contro la Scozia il 15 aprile 1967: l’Inghilterra fresca detentrice della Coppa Rimet, cui bastava il pareggio, perse 3-2 lasciando il titolo ai guastafeste scozzesi, i cui sostenitori alla fine della gara, inneggiando alla propria squadra come se fosse divenuta campione del mondo, furono autori di una pacifica invasione di campo. Meno pacifica fu l’invasione del 4 giugno 1977: essendo stata la Scozia in virtù del 2-1 sugli Inglesi di nuovo conquistatrice di questo torneo, i tifosi stavolta si portarono via zolle del terreno di gioco e persino una traversa di porta. La nazionale italiana allo Stadio imperiale ha ben figurato a scapito dell’Inghilterra. Dal 2-2 del 6 maggio 1959 ha collezionato una sconfitta (2-0 il 16 novembre 1977), uno 0-0 (il 15 novembre 1989) e due storici 1-0 (il 14 novembre 1973 e il 12 febbraio 1997, reti rispettivamente di Capello, futuro c.t. inglese, e di Zola, che allora militava nel Chelsea). In questo Wembley, che ospitò cinque finali di Coppa dei campioni e due di Coppa delle coppe i club italiani hanno ottenuto due successi: nella prima il Milan, prima società italiana ad aggiudicarsi il trofeo (2-1 sul Benfica il 22 maggio 1963); sfortunata la Sampdoria nella finale del 20 maggio 1992, avversario il Barcellona; e nella seconda il trionfo del Parma rivelazione (3-1 sull’Anversa il 12 maggio 1993). Da ricordare d’altro canto le affermazioni di Manchester (29 maggio 1968) e Liverpool (10 maggio 1978) nella coppa più ambita, e del West Ham nell’altra (19 maggio 1965). L’ultima finale di FA cup, antecedente la ricostruzione, si è disputata il 20 maggio 2000: Chelsea-Aston Villa 1-0, goal di Di Matteo, autore nella finale del 17 maggio 1997 di un’altra segnatura a 43 secondi dal fischio d’avvio (record di rapidità della competizione sino al 30 maggio 2009). Lo stadio, con le sue vistose e caratteristiche torri gemelle all’entrata della tribuna nord e la copertura che risaliva al 1963, fu teatro di più discipline sportive, tra cui il rugby, e di manifestazioni di varia natura, soprattutto concerti. L’attuale Wembley ha negli ultimi tempi mantenuto le migliori tradizioni.