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venerdì 2 marzo 2018

LA DISTOPIA EBRAICA DI YENTL

di DANILO CARUSO

Ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli.

Vangelo copto di Tomaso1


Yentl è la protagonista femminile di un racconto dello scrittore Isaac Singer (1904-1991): un autore nativo della Polonia, cresciuto nella cultura giudaica ortodossa (dai cui tratti formali si distaccò), divenuto cittadino degli USA (dove emigrò negli anni Trenta a causa del barbaro antisemitismo europeo). Yentl è una ragazza bruna di inizio Novecento, la quale assistita dal padre riesce a studiare i testi e la teologia dell’Ebraismo, in casa e di nascosto: ciò sarebbe stato impossibile in maniera aperta, giacché la comune prassi giudea dell’epoca discrimina le donne. Rimasta completamente orfana, lei allora decide di vestirsi da uomo, celando la sua identità sessuale. Venduta l’abitazione di famiglia, e travestita, la sua vocazione la conduce in una comunità di studio teologico (yeshivà). Con il nome maschile di Anshel fa conoscenza di Avigdor, il quale diverrà suo compagno di studi e di cui si innamorerà. Quest’ultimo era reduce dal mancato matrimonio con Hadass, andato a monte perché era stato scoperto che un di lui fratello si era suicidato: cosa ritenuta molto compromettente in un ambiente di osservanza religiosa rigida. Una simile comunità ebrea polacca, tratteggiata da Singer, rappresenta uno sfondo distopico alla narrazione della vicenda. È possibile rilevare la dimensione sociale dello Stato etico veterotestamentario, con tutto il suo portato prescrittivo, non poche volte, nutrito di pregiudizi misogini. Non è un caso accidentale quello che ha portato lo scrittore premio Nobel nel ’78 a redigere un siffatto racconto (dal titolo paradossale: “Yentl, il ragazzo della yeshivà”). La tradizione antifemminista uscita fuori del Tanak ha rappresentato la base della radicale misoginia transitata nel Cristianesimo. L’antropologia biblica dell’Antico Testamento maltratta le donne. Le presenta responsabili ingiustificate dei peggiori mali (a partire da Eva2), ne comporta uccisione in vario aberrante modo (la moglie di Lot, la figlia di Iefte, la regina Gezabele), le dipinge inaffidabili e cattive compagne (Dalila, la moglie di Giobbe). Riserva loro un ruolo subalterno, apprezzato soltanto se funzionale al benessere del popolo eletto; e non si tratta sempre di figure encomiabili (le incestuose figlie di Lot, l’omicida Giuditta). La donna porterebbe scompiglio nella mente di un uomo (Betsabea, ad esempio), il Tanak dice che se ne impossessa e che costei è peggiore della morte. Pure Yentl si fa portavoce di simili assurdi pregiudizi nell’esprimere considerazioni su Peshe (colei che diverrà moglie pro tempore di Avigdor): «Anshel disse ad Avigdor che tale matrimonio era cattivo. Peshe né era di bella presenza né intelligente, era soltanto una vacca con un paio di occhi. Inoltre, impersonava la cattiva fortuna, perciò suo marito morì il primo anno del loro matrimonio. Tali donne erano ammazzamariti». Singer ha voluto offrire un esempio concreto di tale grottesca ottica nel suddetto personaggio: Avigdor e Peshe alla fine divorzieranno. Yentl rimasta di sua spontanea iniziativa intrappolata nella sua facciata pubblica maschile – una simulazione che la turberà a tratti parecchio – si adopera al fine di riunire Avigdor e Hadass. «Spogliata di gabardina e pantaloni, ella ancora una volta era Yentl, una ragazza in età adatta di matrimonio, innamorata di un giovane che era fidanzato con un altra. […] Anshel non poteva ritornare a essere una ragazza, non poteva mai più rimanere senza libri e una casa di studio.  […] L’anima era perplessa, giacché si trovava incarnata in un corpo improprio». Lei sposa Hadass: «Anshel rammentò che fu Avigdor che aveva voluto che lei si sposasse con Hadass. […] Raccoglierebbe la vendetta per Avigdor, e parallelamente, attraverso Hadass lo trascinerebbe in migliore intimità». Poi ripudiatala, de facto la consegna tra le braccia del suo amato. Il racconto è articolato, e passa attraverso la rivelazione di Yentl inerente alla di lei vera identità sessuale ad Avigdor. «Benché i loro corpi fossero differenti, le loro anime erano di unico genere. [...] Egli vide in modo nitido che questo era quello che lui aveva voluto sempre: una moglie la cui mente non fosse presa da interessi materiali… [...]. Lei aveva l’anima di un uomo e il corpo di una donna». Avigdor vorrebbe sposarla, avendone apprezzate le doti umane e intellettuali, tuttavia ella rifiuta la prospettiva di un’esistenza muliebre secondo il canone ebraico. Preferisce lo studio. Il brano del vangelo apocrifo riportato sopra in apertura, che cita delle parole di Cristo, afferma un punto di vista che non è eccentrico nella tradizione giudaicocristiana. Yentl rimane oppressa in un distopico meccanismo di omologazione normativa: non può essere intellettuale senza rinunziare alla sua femminilità. Rimarrà vittima, assieme a uno sconsolato Avigdor (il quale darà il nome di Anshel al figlio avuto da Hadass), di una totalitaristica cornice prescrittiva. Dal racconto esaminato di Singer, Barbra Streisand ha tratto occasione di realizzare un film (dove è la protagonista), prendendo altresì spunto da una di esso trasposizione per il teatro di Leah Napolin. “Yentl” uscì nel 1983, anno in cui l’americano Seminario di teologia giudaica decise di aprire le sue porte all’ammissione del gentil sesso. Nel film intorno al minuto 47 si accenna superficialmente al nevralgico tema della “tsela” di cui ho chiarito gli aspetti nel mio studio indicato nella nota 2: fianco o costola? Anticipo in breve che l’adam biblico originario è un androgino, scisso poi in due unità: il lato femminile rappresenterà la donna, a modo di vedere del Tanak motivo di degrado ontologico nonché antropologico. Yentl di Singer, in qualche maniera, costituisce anche una parodia di questa maschilistica concezione di perfezione: l’androgino annullerebbe il negativo del femminile nella sua forma individuale. In seguito a ciò, Yentl assume connotati a volte grotteschi a volte distopici, che gridano vendetta.




NOTE

Questo testo, assieme ad altri miei di recente pubblicati in HUMANITAS e in LETTERE E FILOSOFIA, sarà inserito in un mio prossimo saggio critico a stampa.

1 Gesù / Il racconto dei vangeli apocrifi (Volume X de “I grandi libri della religione”), Mondadori.

2 Non mi dilungherò in questa sede a parlare della negativa visione del “femminile” in “Genesi” inserita nel contesto della produzione degli esseri umani, dato che ho già trattato l'argomento in dettaglio altrove, in un testo che invito a leggere: “Antropogonia e androginia nel Simposio e nella Genesi”, contenuto nel mio saggio “Considerazioni letterarie (2014)”.