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martedì 1 ottobre 2019

LOTTA TRA GLI DEI

di DANILO CARUSO

Dalla lettura del romanzo dei fratelli Strugatzki intitolato “È difficile essere un dio” ho ricavato utili spunti di riflessione riguardo alla mia teoria sulla migrazione interplanetaria umana che sarebbe alla base della nostra presenza sul pianeta1. Innanzitutto, non dimenticando naturalmente che quello è un’opera di fantascienza, si parla di altri esseri umani su altri pianeti: idea che in fin dei conti è di Giordano Bruno, il quale sembra, secondo me, avesse intuito o scoperto a proposito qualcosa di rilevante. Nel testo degli scrittori russi si racconta della vita di un pianeta alieno in un dato momento della sua storia, dove, un gruppo di terrestri in incognito, provenienti da una Terra pacificata e ordinata, ha il compito di monitorare la linea di sviluppo sociale assecondandola in conformità alla teleologia storica marxiana. In quel pianeta lontano tali osservatori si ritrovano immersi in un tetro clima medievale dominato dagli aspetti deteriori della religione e della politica: gli intellettuali vengono perseguitati e uccisi, giacché ritenuti pericolosissimi agli occhi di chi detiene il potere di controllo sulla massa. La cosa che qui mi ha colpito è che simile Medioevo alieno sia sostanzialmente uguale a quello terrestre: vi si ritrovano un nevrotico primato della religione monoteistica, scarsa cura dell’igiene personale, avversione alla scienza. Allora ho provato a immaginare una situazione inversa rispetto al nostro pianeta: cioè se degli osservatori, provenienti come noi da altrove, potessero essersi infiltrati nella società terrestre intervenendo talvolta per migliorarne lo sviluppo. Ho dunque elaborato una seconda parte della mia teoria migratoria umana spaziale dove si ipotizza che il progresso tecnologico possa essere anche merito di un ingresso di informazioni (e altro) in materia da parte di “osservatori”. Se in un primo momento l’idea potrà sembrare strana, a ben guardare, invece, essa potrebbe rispondere a un quesito non meno disorientante: perché sulla Terra il progresso sociale e scientifico a parità di tempo è stato geograficamente difforme? Ad esempio: tra civiltà precolombiane ed Europei c’era un millennio di differenza almeno. Perché tutta la scienza moderna ha avuto una radice precipuamente europea, a partire dalla filosofia antica? E se tra gli avvistamenti di UFO registrati nel corso della storia ci fossero veicoli degli “osservatori”? Io ipotizzo, come ho già spiegato in passato, che Marte e Venere, e la fascia degli asteroidi (pianeta per me andato distrutto), fossero stati abitati, e che la causa di questa rovina sia da rintracciarsi nei lati negativi di una industrializzazione capitalistica (la quale produce inquinamento ambientale e guerre). Forse siamo rimasti isolati nel nostro pianetino. Io immagino noi come i precolombiani, ignoranti dell’esistenza di altre civiltà umane nell’universo: come a costoro gli Europei appena giunti parvero esseri mitologici (addirittura li immaginarono Dei e videro gli uomini a cavallo come un unico essere), anche a voi le mie idee sembrerebbero fantascienza per mancanza di riflessione. Ma ricordo, quale exemplum, che un aereo, normalissimo oggi, poteva qualificarsi fantascientifico mille anni fa. Gli Strugatzki denominano simili osservatori del loro romanzo, in termini metaforici consapevoli agli osservatori medesimi, Dei. In tale dettaglio ho ritrovato una analogia con un altro mio discorso presentato in passato riguardo al capitalismo2, laddove ho definito gli uomini detentori del potere politico/religioso durante la storia false divinità ingannatrici al cospetto di folle terrestri ingenue e ignoranti. Sembra dunque emergere da tutto questo insieme un conflitto: da un lato l’attivismo capitalistico e il suo impianto di controllo criticato da Marcuse e altri, accompagnato da connotazioni religiose variamente interpretate da Marx e Weber (per me il capitalismo terrestre ha radice nell’attivismo ebraico veterotestamentario3); dall’altro un progressismo umanistico che ha difficoltà a prendere campo. Non pochi intellettuali, di ambo i sessi, nella società occidentale cristiana dei secoli scorsi sono stati perseguitati con motivazioni che oggi sembrano assurde. Appare abbastanza evidente che le religioni monoteistiche caratterizzano in abstracto modelli sociali totalitari, in funzione pure sovrastrutturale rispetto al sistema politico dominante. Demistificare tale mix “nevrotico attivistico / ipocrita ingannatore” si rivelerebbe pertanto il compito dei progressisti, inclusi gli “osservatori”. Tornando, per un cenno, al tema della migrazione interplanetaria credo che in alcune testimonianze culturali se ne possa trovare traccia, cercando tra le pagine più antiche a livello di memoria mitica. Voglio ricordare due celebri vicende: la distruzione di Atlantide e il diluvio universale. Secondo me l’al-di-là-delle-colonne-d’Ercole potrebbe intendersi in senso verticale, nel senso di un l’al-di-là-del-cielo che in Platone viene contemplato e che è l’iperuranio, concepito pieno d’acqua e dove navigano gli astri (sulla base della cosmologia vicino-orientale antica). Quindi niente di strano che l’arca di Noè, con lo sterminio di una popolazione mondiale, possa adombrare una migrazione spazial-acquatica interplanetaria alla ricerca di un nuovo pianeta da abitare in seguito a un catastrofico evento globale. Nel “De l’infinito, universo e mondi”, Giordano Bruno dice «esser un infinito, cioè una eterea regione inmensa, nella quale sono innumerabili ed infiniti corpi, come la terra, la luna ed il sole». Appresso un altro segmento dal dialogo bruniano.

Burchio: Cossì dunque gli altri mondi sono abitati come questo?
Fracastorio: Se non cossì e se non megliori, niente meno e niente peggio: perché è impossibile ch'un razionale ed alquanto svegliato ingegno possa imaginarsi, che sieno privi di simili e megliori abitanti mondi innumerabili, che si mostrano o cossì o più magnifici di questo; i quali o son soli, o a’ quali il sole non meno diffonde gli divinissimi e fecondi raggi che non meno argumentano felice il proprio soggetto e fonte, che rendeno fortunati i circostanti partecipi di tal virtù diffusa. Son quenque infiniti gl'innumerabili e principali membri de l’universo, di medesimo volto, faccia, prorogativa, virtù ed effetto.


NOTE

Questo testo sarà inserito in un prossimo saggio critico a stampa.

1 Teoria sull’origine aliena dell’umanità
2 Il gioco capitalista degli elohiym falsi e bugiardi
3 Radici sumere di ebraismo e capitalismo