Nella giurisprudenza italiana in virtù della legge 248 del 18 agosto 2000 anche i testi pubblicati su internet godono della tutela del diritto d’autore già stabilito dalla precedente legge 633 del 22 aprile 1941. La loro riproduzione integrale o parziale è pertanto libera in presenza di scopi culturali e al di là di contesti di lucro, da questo lecito uso fuori del consenso dello scrittore si devono necessariamente poter evincere i seguenti dati: il link del testo, il titolo, l’autore e la data di pubblicazione; il link della homepage del suo contenitore web. Copiare non rispettando queste elementari norme rappresenta un illecito.

giovedì 23 dicembre 2010

IL DUOMO DI LERCARA FRIDDI

di DANILO CARUSO


indice
1. CENNI STORICI
2. GLI ALTARI
3. IL BATTISTERO
4. LA CRIPTA
5. LA LAPIDE ALL'INGRESSO DELL'ORATORIO
6. VIDEO


1. CENNI STORICI

Sotto la baronia di Eleonora de Avila e Gravina (1648 – 1666) a Lercara venne istituita nel 1664 la parrocchia da Matteo Scammacca, consacrata a Maria Santissima della Neve. Questo Scammacca era figlio di Raffaella Lercaro de Amezcua, la di lei nonna (madre di Francesca Lercaro) era Elisabetta Ventimiglia (moglie di Leonello Lercaro, l’ideatore della fondazione del paese di Lercara): i Ventimiglia di Sicilia risiedettero originariamente a Geraci di cui furono signori e dove la Matrice è intitolata alla Madonna della Neve: non è da scartare questo possibile canale di ascendenza nella spiegazione dell’origine dell’intitolazione. Giuseppe Blasco Scammacca (di Matteo, n. 1653 – m. 1716) fu il primo principe di Lercara Friddi (la concessione del titolo è del 1708): la sua signoria durò dal 1668 al 1716. Durante quest’arco di tempo fu edificata la nuova definitiva Chiesa Madre (lavori di costruzione nel periodo 1702-21). La chiesa del Rosario era stata in precedenza la sede della Matrice, con un periodo di intermezzo in san Matteo. La planimetria del Duomo ricalca quella della chiesa palermitana dedicata a san Matteo (a croce latina e a tre navate). Dal passato si tramanda la notizia che l’edificio dovesse essere in profondità più lungo di un terzo, secondo un progetto di partenza; ma poi per questioni di opportunità varie lo spazio si contrasse a quello attuale. Il soffitto del Duomo ha avuto bisogno di restauri nel 1883, i quali furono sovvenzionati dall’amministrazione comunale. Nel 1910 sotto l’arcipretura di Monsignor Giuseppe Marino è stata ricostruita la facciata. Rispetto al progetto del 1906, elaborato dall’ingegner Alessandro Lazzarini, il prodotto reale ha presentato delle varianti nelle statue: erano previste la Madonna in alto e due sante ai lati, alla fine furono collocati il Cristo Redentore alla sommità, la Madonna a sinistra e san Giuseppe a destra. All’interno della chiesa, ai lati dell’ingresso principale, sul muro interno del prospetto, nella parte bassa, si trovano – una per fianco – due iscrizioni ottocentesche: una in memoria di Giuseppe Graziadei, ingegnere del Trentino «spirato in Lercara» nel 1865, ed un’altra del Belga Feliz Coupez, «tesoriere alle ferrovie calabro-siciliane …morto a Lercara (traduzione dal francese)» nel 1864. Una terza lapide è invece posta – sempre sull’interno della facciata – sopra l’entrata centrale: «All’Arc. Giuseppe Marino / che di restauri interni e di / artistico prospetto / con l’aiuto di anime generose / decorava questa casa di Dio / e con essa dava lustro al paese / il giorno dell’Immacolata del 1910 / questo ricordo di riconoscente affetto / i fedeli». Nel 1995 il simulacro del Cristo Redentore posto sull’apice della facciata, usurato e pericolante dal 1991 quando un fulmine lo colpì, subì la rimozione. Durante l’Anno Santo del 2000 nel giorno della festività dell’Ascensione (4 giugno) un nuovo Cristo, acquistato in seguito ad una raccolta di fondi proposta allo scopo dal Circolo culturale “Alfonso Giordano” di Lercara Friddi, è stato disvelato – dopo essere stato in precedenza ricollocato – alla fine della liturgia eucaristica celebrata nella piazza di fronte al Duomo. Per quella attesa circostanza l’illustre concittadino Maestro Pietro Lo Forte da Mendoza (n. 1920 – m. 2004) compose un inno (“Cristo Benedicente”, musicato da Bob Martin e Lito Sposato) da eseguirsi durante la cerimonia. L’orologio del prospetto, nel campanile destro, fu installato a fine ’700; fu rimosso e cambiato una prima volta nel 1870. Poi all’inizio degli anni ’80, questo vecchio orologio, che aveva bisogno di manutenzione quotidiana, fu sostituito con uno elettrico. Il sagrato della chiesa è lateralmente delimitato da due ringhiere di pregevole fattura e da due coppie di lampioncini per l’illuminazione, alimentati dal 1915 da energia elettrica: il tutto è stato restaurato nella metà degli anni ’90 e nel 2005. Nel 1964 per una ristrutturazione interna è stato smantellato il pavimento. Le originarie pitture sul soffitto del coro risalgono al 1936, frutto del lavoro di Fortunato Lo Cascio e Salvatore Gattuso. Un’effigie, a destra di fronte tra gli ultimi due altari in fondo, ricorda Antonino Orlando (n. 1784 – m. 1865), funzionario di un certo livello dell’amministrazione statale, lì sepolto. Sul muro posto tra l’altare maggiore e quello della Madonna della Neve c’è un medaglione con una croce recante delle scritte, ed un invito: «OSCULANTIBUS CRUCEM HANC IN ECCLESIA / POSITAM ET RECITANTIBUS PATER / INDULGENTIA 200 DIERUM SEMEL IN DIE»; traduzione: «A chi bacia questa croce posta nel Duomo e recita un Pater una volta al giorno è concessa un’indulgenza di duecento giorni». Diversi sono stati negli anni gli interventi particolareggiati di abbellimento, recupero e restauro.


2. GLI ALTARI

2.1. Altare di san Francesco di Paola (statua)

Si racconta che lo scultore della statua di san Francesco di Paola sia stato un costruttore di bare, che usò come materia, sul finire del XIX secolo, un fusto di legno proveniente da un pero improduttivo. L’autore maturò la volontà di annientare il suo lavoro perché riteneva quell’improduttività un retaggio negativo. Ciò nonostante si riuscì a salvare il simulacro ed a trasportarlo nel Duomo. Questa storia diede vita ad una filastrocca: «Piru ca nascisti na l’ortu eccillenti. Pira, cu u sapi quantu n’avisti a fari. T’adoro comu Cristu onnipotenti. Frutti un facisti e miracula vo’ fari?». Un altro aneddoto narra che, nel periodo della Grande guerra, dei soldati austriaci, tra quelli concentrati, dopo la cattura, nelle stanze della Matrice, si siano indirizzati al simulacro senza riguardo porgendogli da mangiare. Il santo poi di notte avrebbe bastonato, con un bastone originario che non c’è più, quegli irriverenti, che quindi vollero essere tradotti in un altro posto.

2.2. Altare di san Biagio (statua)

Questo altare (in marmo dalla seconda parte del XIX secolo) era in origine dedicato al Sacro Cuore, come si può evincere anche dal bassorilievo frontalmente alla base. E tale rimase fino agli anni ’20, periodo in cui la statua di san Biagio, proveniente dall’opposto altare della Santissima Trinità, ne prese il posto (il Sacro Cuore finiva all’altare maggiore). Alla parete sinistra un bassorilievo ed una lapide richiamano l’attenzione al sepolcro del notaio Luigi Ferrara che ne promosse un restauro: «D[OMINUS] ALOIISIUS FERRARA / D[EO] O[PTIMO] M[AXIMO] / NOTA FIDES REGIMEN RÆCTUM ET QUÆ MUNIA GESSIT / E TUMULO SURGUNT NEC SUA FATA GEMUNT / HIS SUPER, ALMA MINERVA NITET RESONANTQUE CAMENÆ / VIVIT ADHUC VIRTUS CONTUMULATA IACENS / OBIIT 24 MAR. 1811»; traduzione: «Don Luigi Ferrara. A Dio ottimo massimo. La nota fede, la condotta retta e ciò che di servizievole produsse, si levano dal sepolcro, e non piangono la loro morte; per questi in cielo risplende la santa scienza e i carmi risuonano; perdura ancora la virtù giacendo sepolta. Morì il 24 marzo 1881».

2.3. Altare della Madonna Ausiliatrice (statua)

In questa cappella si trovano due nicchie laterali: in una a destra è collocata una statua di san Francesco; nell’altra a sinistra, per volontà dei figli, il busto del Lercarese Ireneo Pucci (n. 1814 – m. 1874), imprenditore zolfifero, qui tumulato, cui si deve la cappella così com’è dal 1864.

2.4. Altare della Madonna del Rosario con san Domenico e santa Caterina (statue)

Questo altare è del 1764. Nell’Ottocento la famiglia Gonzales che aveva eletto a patrona dei minatori alle proprie dipendenze la Madonna del Rosario ne ebbe cura assieme al festeggiamento della ricorrenza. Vi si trova un’iscrizione in latino: «HOC ALTARE / IN HONOREM / DEIPARAE VIRGINIS A ROSARIO / QUOTIDIE ET IN PERPETUUM / EST PRIVILEGIATUM / HOC SPECIALI DONO DITARE VOLUIT / PIUS P.P. X/ DIE XII IANUARII / MDCCCCV»; traduzione: «Questo altare consacrato alla Madonna del Rosario quotidianamente in perpetuo si privilegia. Lo volle rendere più ricco per mezzo di una particolare concessione il Papa Pio X. 12 gennaio 1905».

2.5. Altare con tela della Pentecoste

Un mio studio ha fatto emergere il nome del probabile artista cui attribuisco l’opera che era di autore ignoto: Giuseppe Carta (1809-1889). Il dipinto è presumibilmente della prima metà dell’Ottocento.

2.6. Altare della Madonna della Neve (statua)

Alla Madonna della Neve è intitolata la Matrice. L’altare di marmo è risalente al 1750-65, la statua alla metà dell’Ottocento. Alle pareti della cappella si trovano due busti incavati (con rispettivi sepolcri ed iscrizioni) riproducenti figure dell’Ottocento: il sacerdote Giuseppe Fiorentino (n. 1819 – m. 1881), «che per sedici mesi diresse questa chiesa in qualità di economo e per molti anni in qualità di vicario foraneo (traduzione dal latino)», ed il cognato notaio Gioacchino Caltabellotta (n. 1818 – m. 1877) «a cui cooperazione questo altare fu messo». Dal passato si racconta che le due pareti laterali siano frutto di due diversi artigiani, in quanto durante l’opera, il primo morì a metà del lavoro. L’arcivescovo di Palermo, cardinale Ruffini, il 5 agosto 1954, in una pubblica cerimonia, incoronò la statua.

2.7. Altare maggiore

L’altare maggiore fu eretto nel 1765. Qui dagli inizi del ’700 si era trovato un organo a canne costruito da artigiani di Lipsia operanti allora a Catania, che fu poi rimosso sotto l’arcipretura dell’arciprete Don Giuseppe Germanà (1952-58). In principio in quest’altare, davanti all’organo, fu posta una tela della Madre Santissima del Lume. Negli anni ’20 la statua del Sacro Cuore la rimpiazzò (la tela finì in sacrestia). Ma nel 1956 una nuova variazione invertì i simulacri dell’altare maggiore e di quello immediatamente alla sua destra della Madonna della Neve. Pochi anni dopo si ritornò allo status quo. Dal 1988 al 2003 vi ha trovato sede la tela de “La Madonna con l’ostensorio”. Nelle due pareti laterali del coro fino agli anni Trenta erano posti in alto due quadri in cornici ellittiche raffiguranti uno san Pietro e l’altro san Paolo: successivamente al restauro del coro voluto dall’arciprete Giuseppe Favarò e condotto dai fratelli Antonio e Fortunato Lo Cascio e da Michele Gattuso, furono rimossi. I sedili del coro sono stati costruiti dai fratelli Cottone dietro ordinazione dell’arciprete Giuseppe Marino all’inizio degli anni ’10. Il 10 dicembre 2006, essendo arciprete Don Mario Cassata, è stato inaugurato un nuovo monumentale organo a canne.

2.8. Altare dell’Immacolata (tela)

La cappella, realizzata nel 1850-60, è il risultato di un desiderio del sacerdote Francesco Orlando, cappella da dedicare alla patrona del paese, come rammenta un’iscrizione in latino presente nella stessa: «DEIPARÆ / SINE LABE CON / CEPTÆ CIVIUM AC / PATRONÆ PLENIS/ VOTIS ELECTÆ DIE / ZMA XBRIS J765 / SICILIÆ UTI PRO REGNO / PATET EX ACTU PUBLICO»; traduzione: «Alla Madonna Immacolata proclamata con voto unanime patrona della comunità e della Sicilia il 20 dicembre 1765 come davanti al regno è noto da atto pubblico». Il quadro di Giuseppe Burgio, del 1823, ed una scritta sul pavimento (“GIUBILEO DELL’IMMACOLATA 1904”) vi furono aggiunti nel 1904 dopo la ripavimentazione voluta dall’arciprete Monsignor Giuseppe Marino: il quadro fu anche arricchito di monili d’argento. Un’altra lapide collocata al di sotto della precedente recita: «HOC ALTARE / QUOTIDIE ET IN PERPETUUM / EST PRIVILEGIATUM / QUOLIBET PRO SACERDOTE / SECULARI REGULARIQUE / HOSTIAM IN EO FIDELIBUS / DEFUNCTIS / ETIAM IMMOLANTE / SIC AD UBERIOREM SS. / VIRGINIS GLORIAM/A GREGORIO XVI P.M. / ROMÆ SANCITUM / DIE 4 MAII J83J»; traduzione: «Questo altare quotidianamente in perpetuo si privilegia davanti a qualunque sacerdote secolare e regolare; così per la maggior gloria della Vergine Santissima, anche per mezzo di chi celebra la messa in suffragio dei fedeli defunti. Sancito a Roma da Papa Gregorio XVI il 4 maggio 1831».

2.9. Altare del Crocifisso (statua)

La cappella è stata voluta dal principe Giuseppe Blasco Scammacca. Il simulacro è di legno e l’altare con marmo rosso è del 1750-65.

2.10. Altare di santa Lucia (statua)

Questa statua fu donata nel 1888 da Gioacchino Orlando, sostituì un quadro della santa. Il simulacro, in passato (fino all’inizio degli anni ’70), era condotto per le vie nella processione che si svolgeva il 13 dicembre a Lercara.

2.11. Altare della Madonna del Carmelo (statua)

Caterina Francica, moglie del principe Giuseppe Blasco Scammacca, era devota della Madonna del Carmelo. Sognava una statua completamente d’oro per il suo altare nell’edificanda Matrice (con marmo castronovese dopo ristrutturazioni del periodo 1750-65). Per l’inattuabilità dell’intento, d’oro fu solo possibile ricoprire il simulacro ligneo della Madonna. La coppia sposata dal 1680, ebbe nel 1702 «gratia Dei et intercessioneque B. Marie Virginis de Monte Carmelo» (libro dei battezzati 1694-1712, Archivio Chiesa Madre di Lercara Friddi) un bambino «cui imposita fuere nomina, Mattheus, […], Carmelus, […]» (idem): venuto alla luce mercoledì uno marzo (poco prima delle 17,00), il mercoledì successivo «obiit et sepoltus fuit in hac Maiori Ecclesia» (libro dei defunti 1688-1702, idem). La Madonna del Carmelo è stata anche patrona degli zolfatai lercaresi. Nel 2005 sul lato destro dell’altare è stata ricavata una nicchia per la statua di san Pio da Pietrelcina.

2.12. Altare della Santissima Trinità (tela)

Il quadro, come l’altro de “La Madonna con l’ostensorio”, è stato da me attribuito allo Zoppo di Gangi Giuseppe Salerno. Entrambi provengono dalla scomparsa Chiesa della Madonna del Rosario. L’altare marmoreo risale al 1760.


3. IL BATTISTERO

Il fonte battesimale (con stucchi di un certo Giosuè Palmeri che aveva lavorato anche al prospetto) venne restaurato nel 1923; il dipinto del Lercarese Antonino Lo Cascio, realizzato in quell’anno, vi fu aggiunto per abbellimento: ricalca un “Battesimo di Gesù” opera di Carlo Maratta (n. 1625 – m. 1713, pittore bolognese) esistente in Vaticano. Il Lo Cascio dipinse pure nel 1902 la tela della “Madonna Lauretana”, donato alla Chiesa Madre da Francesco Scaglione.


4. LA CRIPTA

Nella cripta vi furono sepolti i defunti sin quando Lercara non ebbe un cimitero nel 1896. L’arciprete Don Mario Cassata nel 1999 e nel 2002 ne ha fatto svuotare gli ambienti, stracolmi di resti vari, rendendoli visitabili. Questa, cui ci si introduce per un ingresso sull’ala destra del pavimento di fronte all’altare della Madonna del Rosario, ha i suoi vani sotto le navate; quello più grande nella zona sottostante i pressi dell’organo: questo era lo spazio di sepoltura dei sacerdoti, alla sua sinistra erano concentrate le salme degli appartenuti alla Confraternita del Santissimo Sacramento, a destra vi era l’ossario; a tutti gli altri defunti erano riservati gli spazi rimanenti. Secondo tradizioni orali del passato, la cripta, ancora accessibile nell’Ottocento, era luogo di celebrazioni liturgiche. Dopo il suo svuotamento in occasione dei festeggiamenti natalizi vi è stata più volte allestita una mostra di presepi.


5. LA LAPIDE ALL'INGRESSO DELL'ORATORIO

Il testo in latino come compare sulla lapide

ANNO A MVNDO REPARATO MDCCXL DIE X AVGVSTI III INDITIONIS / IVSSV DOMINÆ PRINCIPIS RAPHÆLA BVGLIO ET SCAMMACCA PRIN / CEPS D. MARIVS FILIVS ET HERES MARMOREAM HANC APPOSVIT / TABELLAM AD PERPETVAM REI MEMORIAM SVFFRAGIA PRO / MATRIS ANIMA FACIENDA INSCRIBI CVRAVIT / IN MAIORI ECCLESIA / MISSA DE PASSIONE DOMINI SINGVLIS FERIIS VI TOTIVS AN / NI CVM CANTO IMPROPERIORVM / ANNIVERSARIV PERPETVVM MORTIS EIVS DIE XIX MAI CVM / OFFICIO DEFVNCTORVM MISSA SOCIAT CANTV ET PRAECIBVS AD TVMVLVM / QVATVOR BVLLÆ DEFVNCTORVM APPONENDÆ SINGVLIS ANNI / IN ECCLESIA DIVI JOSEPHI / MISSA SINGVLIS DOMINICIS AC DIEBVS FESTIVIS TOTIVS ANNI / MISSA SINGVLIS FERIIS IV CVM LAVDIBVS DIVI JOSEPHI TOTIVS ANNI / LEGATVM ANNVALE VNC. [abbreviazione di VNCIARVM, n.d.r] QVINQVE PROISPIVS ECCLESIÆ BENEFICIO / IN ÆDE DIVI GREGORII THAVMATVRGI / MISSA SINGVLIS DOMINICIS AC DIEBVS FESTIVIS TOTIVS ANNI


Traduzione

Nell’anno del Signore 1740 (letteralmente “nell’anno 1740 da che il mondo fu rigenerato”), il 10 agosto, III indizione, / per ordine della principessa Donna Raffaella Buglio Scammacca / il figlio ed erede principe Don Mario fece apporre questa lapide / a perpetua memoria e dispose che fossero scritti questi atti di suffragio / in favore dell’anima della madre: / nella Chiesa Madre / una messa ogni sabato / accompagnata da canti penitenziali; / la messa di ogni anniversario della sua morte, il 19 maggio, / con l’ufficio dei defunti va accompagnata (lett. “associa per mezzo”) con il canto e le preghiere al sepolcro; / quattro bolle dei defunti devono essere apposte durante ciascun periodo dell’anno; / nella Chiesa di san Giuseppe / una messa la domenica ed i giorni festivi di tutto l’anno; / una messa ogni giovedì con le lodi di san Giuseppe; / (il principe dispose) da persona rispettosa una rendita annua di cinque onze in favore della chiesa; / nella Chiesa di san Gregorio Taumaturgo / una messa la domenica ed i giorni festivi di tutto l’anno.


6. VIDEO

video

È possibile vedere le immagini a schermo intero cliccando nel riquadro del video in basso a destra (FULL SCREEN), per uscire premere ESC sulla tastiera in alto a sinistra.