Nella giurisprudenza italiana in virtù della legge 248 del 18 agosto 2000 anche i testi pubblicati su internet godono della tutela del diritto d’autore già stabilito dalla precedente legge 633 del 22 aprile 1941. La loro riproduzione integrale o parziale è pertanto libera in presenza di scopi culturali e al di là di contesti di lucro, da questo lecito uso fuori del consenso dello scrittore si devono necessariamente poter evincere i seguenti dati: il link del testo, il titolo, l’autore e la data di pubblicazione; il link della homepage del suo contenitore web. Copiare non rispettando queste elementari norme rappresenta un illecito.

martedì 21 dicembre 2010

LO SCONTRO CHIESA-MASSONERIA A LERCARA FRIDDI

di DANILO CARUSO

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento Lercara ha assistito ad un singolare confronto sul piano della comunicazione estetica tra Chiesa e Massoneria.
Questa è un’associazione segreta che professa valori improntati ad uno schietta laicità: la credenza in un Dio non confessionale (deismo, che può sconfinare nel panteismo); la solidarietà fra gli appartenenti; una società liberata tramite il razionalismo dai suoi problemi (tirannia, dogmatismo, etc.).
È stata condannata dalla Chiesa cattolica, e dichiarata illegale dal fascismo.
Essa attribuisce grande importanza all’architettura, da cui mutua quasi tutto il suo simbolismo, ed alla cosiddetta geometria sacra (depositaria di un sapere segreto che si dice tramandato dall’antichità).
Esiste a Lercara Friddi un edificio scolastico (Plesso Sartorio), edificato verso la fine dell’Ottocento per opera dell’allora locale amministrazione guidata dalla famiglia Sartorio Scarlata, il cui prospetto riproduce diversi elementi della simbologia massonica: questi erano rappresentazione estetica dei valori in cui credeva quella parte liberale della classe politica.
Nell’elemento architettonico posto in alto sulla facciata si possono osservare: quello che resta di un’aquila sopra allo spazio semicircolare, e sempre al suo esterno sui fianchi in basso delle cornucopie; al suo interno: l’occhio nel triangolo, una tavolozza, due bandiere con in mezzo un mappamondo, e sotto tra elementi floreali: una squadra, e da sinistra un libro e quelli che sembrano un candeliere capovolto a tre braccia e un martello, poi una pergamena.
Riquadri presenti sul prospetto, poco sopra la linea che separa il pianterreno dal primo piano, riproducono nell’ordine: compasso e squadra, Cartesio, libro e mappamondo, Dante, Michelangelo, la cetra, Apollo, la tavolozza.
Nella facciata corrispondente al pianterreno si trovano altresì delle lapidi commemorative, una dei garibaldini lercaresi, l’altra di un caduto nella prima guerra d’Abissinia (apposte nel 1903).

 

In queste due immagini ritroviamo diversi simboli massonici riprodotti sul prospetto del Plesso Sartorio:

·  l’elemento semicircolare, al cui interno nella facciata è rappresentata la piramide (un triangolo, che è una faccia) nel nostro caso con l’aggiunta dell’occhio (nel complesso altro noto simbolo massonico);

·  il mappamondo;

·  il compasso;

·  la squadra;

·  la colonna a capitello ionico e le scanalature di quella a capitello dorico.

Il Plesso Sartorio ha tutti quegli attributi per dare l’impressione, alla prima vista di un occhio esperto, di un tempio massonico.

Attraverso la tradizione platonica (del “Timeo”) giunse ai massoni l’idea di Dio come αρχή-τέκτων (“artefice originario”, il quale – δημιουργός – plasma la materia sulla base di modelli matematici).
Platone nella “Repubblica” utilizza il nome di Apollo per indicare l’Uno (il principio determinante ed ordinante, contrapposto alla diade, il determinato): «Apollo (Ά-πολλον, l’Uno) che divina superiorità!».
Dio per i massoni è il Grande Architetto dell’universo.
Nel “De architectura” Vitruvio (vissuto nel I sec. a. C.) indica il piano di formazione e gli studi che occorrono all’architetto per poter esercitare la sua professione:
·  la conoscenza della letteratura, della storia, della filosofia, della musica, della medicina, delle leggi, dell’astronomia;
·  la conoscenza della geometria (che comprende anche l’uso degli strumenti da disegno) e la perizia nel disegnare;
·  la conoscenza dell’aritmetica, dell’ottica e lo studio della luce.
Tutto questo era necessario per Vitruvio al fine di fare dell’architettura una scienza non distaccata da alcun aspetto in cui poteva essere coinvolta nella realtà: Vitruvio distingueva pure l’architettura dal lavoro pratico di costruzione.
Quanto esposto in quest’ultima parte fa comprendere il significato di quella serie di otto riquadri: rappresentano le materie vitruviane; in più Apollo è una rievocazione del Grande architetto dell’universo (come figura platonica di causa ordinatrice).
Se nella concezione massonica Dio è un grande architetto, allora l’architettura è la via simbolica privilegiata per conoscere l’universo (e quindi è necessario adeguarsi ai precetti di Vitruvio).
Inoltre la facciata del Plesso Sartorio ci appare quella di un tempio massonico: la striscia di icone che da compasso e squadra va sino alla tavolozza mostra il percorso di studio che eleva al vero sapere, atto simboleggiato da quell’aquila sulla sommità del prospetto che guarda ad oriente verso il sole nascente (allegoria della suprema conoscenza).
Questo messaggio figurato non poté lasciare indifferente il clero locale: la Chiesa a sua volta aveva sempre usato la dimensione estetica in funzione pedagogica.
Infatti per rispondere a questa strategia semiotica si formò nel 1905 un comitato per il rifacimento del prospetto del Duomo e fu presieduto dall’Arciprete Giuseppe Marino. Con un’ampia raccolta di fondi si riuscì a compiere i lavori di miglioramento, che finirono nel 1910. La Chiesa Madre mutò il suo aspetto esterno: da disadorna di simboli che era, cambiò radicalmente. Ciò si spiega unicamente col fatto che quel nuovo impianto architettonico volesse rilanciare l’annuncio del Vangelo agli occhi ed alle menti di chi lo guardasse.
Tutta l’immagine esteriore modificata del Duomo voleva comunicare che il vero tempio della fede era quello, che non ce n’erano altri. Basti pensare al semplice VENITE ADOREMUS scritto sopra l’ingresso centrale, in alto a cui c’è la colomba simbolo dello Spirito Santo. Dal punto di vista delle soluzioni architettoniche adottate sono da notare le pseudo-colonne ioniche del pianterreno analoghe a quelle del primo piano del Plesso Sartorio, che rimarcano eloquentemente questo confronto fra templi, quello cristiano e quello massonico.
Il restauro fu inaugurato il giorno dell’Immacolata (patrona del paese) del 1910, il progetto dell’ingegner Alessandro Lazzarini, custodito nella sacrestia della Matrice, era stato elaborato nel 1906.
Dalla sua osservazione si nota che il restauro effettivo subì delle varianti: le statue dovevano essere quelle della Vergine con Gesù Bambino sulla sommità, di santa Rosalia a sinistra e santa Lucia a destra vicino alle torri laterali, sostituite poi rispettivamente dai simulacri del Cristo Redentore, della Madonna con il Figlio e di san Giuseppe; la scritta IN HONOREM SANCTÆ MARIÆ AD NIVES è stata abbreviata sopprimendo IN HONOREM a vantaggio di un ingrandimento delle lettere, ed è comparsa quella non prevista VENITE ADOREMUS sopra l’entrata centrale; infine lo pseudo-frontone prevedeva un bassorilievo diverso.
Il motivo del cambiamento delle statue non è chiaramente accertato: sembra plausibile pensare che la presentazione della Sacra Famiglia avesse una maggiore significanza (il Redentore originario è stato rimosso nel 1995: quello che ne resta si trova nella cripta).



Il prospetto del Duomo com’è dal 1910
ed il progetto del Lazzarini

È da sottoporre ad analisi il bassorilievo del timpano nello pseudo-frontone (altra soluzione estetica grecizzante è costituita dalle pseudo-colonne ioniche e corinzie).
Nel disegno di Lazzarini il bassorilievo era molto più affollato e prevedeva la raffigurazione del popolo di Dio con al centro la Vergine con Gesù in braccio, quello realizzato alla fine è formato da cinque figure umane.
Quella femminile al centro che innalza un ostensorio con il braccio sinistro simboleggia la Chiesa, e quella sorta di cornucopia tenuta più in basso a destra invece ricorda gli abbondanti doni dello Spirito Santo di cui la Chiesa stessa è veicolo.
Gesù Cristo è rievocato dall’ostensorio eucaristico mostrato all’adorazione di due coppie che rappresentano i popoli della terra.
La prima coppia a sinistra abbigliata alla maniera degli antichi egizi riproduce i popoli dell’Antico Testamento, la seconda a destra con abbigliamento greco-romano quelli del Nuovo Testamento.
Mentre la coppia di sinistra è semplicemente inchinata, quella di destra, analogamente posta, è più complessa: il primo soggetto tiene una lancia (rappresenta gli eserciti), il secondo è in atto di offrire qualcosa.
Questi mostrano sì facendo l’attualità della supremazia spirituale della Chiesa neotestamentaria, al cui annunzio evangelico (simboleggiato dal mostrare l’ostensorio) tutti, popoli ed eserciti, aderiscono.

Il bassorilievo del timpano nello pseudo-frontone della Matrice



Nella Chiesa Madre c’è sul soffitto del battistero e sulla base dell’altare della Santissima Trinità l’occhio nel triangolo: in questo contesto non è un simbolo massonico, ma indica semplicemente la Santissima Trinità.