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giovedì 10 agosto 2017

“EQUILIBRIUM” E LA RIVINCITA JUNGHIANA DELL’EROS

di DANILO CARUSO

Nel 2002 è uscito il film “Equilibrium”, avente regia e soggetto di Kurt Wimmer. L’interessante trama e l’ambientazione distopica mi hanno indotto a superare lo spirito dello svolgimento scenografico alla volta di un junghiano spirito del profondo che il regista aveva rivestito con varie maschere e simboli. Sulla consapevolezza di Wimmer nel mettere in scena contenuti i quali la mia analisi farà venire a galla, non posso dire niente: posso essere certo di quello che sta dietro/dentro a questa pregevole opera cinematografica, ma non sono in grado di esprimermi sul primordiale viaggio wimmeriano di tale nocciolo. In suddetto film ho intravisto un’allegoria di un fenomeno nevrotico di cui ho già parlato più volte: la nevrosi religiosa la quale colpisce i convinti credenti del Cristianesimo1. La mia trattazione della materia è stata svolta con l’ausilio degli strumenti della psicologia analitica, cui faccio riferimento. Quindi, in breve, ricorderò che la figura di “Gesù Cristo” è il risultato di un’imposizione semiotica a un complesso psichico il quale costituisce causa dello spezzamento dell’asse delle funzioni razionali individuali (ragione e sentimento) a beneficio di un arroccamento. La ragione, il logos, rigetta il suo opposto nel corso di un indebito movimento psichico frantumando la sana struttura. Il sentimento, in realtà, non rappresenta una prerogativa irrazionale: l’asse dell’irrazionalità, su cui si trovano intuizione e percezione, incrocia quello della razionalità, e ne rimane distinto. L’anomalia su descritta spinge a considerare erroneamente tutto ciò che si differenzia dalla singola capacità razionale. Nella sostanza qui il caso, molto grave, si circoscrive al rifiuto radicale della facoltà sentimentale. E giacché, a livello simbolico, il maschile denota la razionalità e il femminile la sentimentalità, ogni cosa in possesso di una connotazione riconducibile alla femminilità diviene espressione di male. Ciò spiega, a mio avviso, parecchio dei difetti della discriminatoria, e mortale, tradizione culturale giudaicocristiana. La misoginia, l’omofobia e l’antisemitismo consolidatisi nel Cristianesimo hanno quest’origine psichica. Al complesso responsabile di queste dinamiche si dà il nome di “Gesù Cristo”: il Logos per eccellenza, non sposato, incontaminato da donna. Il film di Wimmer, in parole povere, ripropone il sistema totalitario della Chiesa, scaturito dalla nevrosi sopra da me illustrata. Nel mio saggio “Il Medioevo futuro di George Orwell”2 ho spiegato come “1984” non esprima altro che il totalitarismo ecclesiastico medievale. Perciò quando in “Equilibrium” si notano tracce distopiche orwelliane o bradburiane, si constata qualcosa celante un circuito di collegamenti concettuali più ampio (nel modo in cui vedremo ancora oltre). Le vicende del film si svolgono nel 2072, un’epoca durante la quale il nuovo governo umano ha bandito l’emotività (espressione del sentimento), ritenuta deleteria manifestazione nei confronti dell’umanità (e ciò senza fare distinzioni tra emozioni, passioni, eccessi distruttivi). L’intero insieme emotivo, ossia il “femminile” non può più aver luogo: chi trasgredisce il nuovo “ordine razionale” è passibile di condanna capitale. I metodi miranti a impedire la sopravvivenza di stati o inclinazioni emotivi sono due: la radicale distruzione dei veicoli provocatori (tutti i beni letterari e artistici; si pensi in relazione alla Chiesa, ad esempio, all’“Indice dei libri proibiti”), e l’uso di un farmaco. Il Prozium, obbligatorio (come i sacramenti), ricorda nel nome il noto antidepressivo Prozac; e dunque essendo il Prozium un oppio per il popolo, ben si rivela la sua valenza religiosa in chiave interpretativa (non è fuor di luogo ricordare l’identico nel fine formale, però differente nei connotati, “soma” huxleyano). Le analogie con la mia premessa teorica proseguono. Il nome del nuovo Stato, “Libria”, rinvia all’idea di bilancia, a quell’“equilibrium” che dà titolo al film, l’equilibrio (malato) della rinnovata nevrosi maschilista e pseudorazionalista. Il gruppo operativo formato a difesa dell’ordine costituito, composto di una sorta di uomini a metà strada fra gesuiti e templari, viene chiamato “Tetragrammaton”, ma “tetragramma” è altresì l’insieme delle lettere ebraiche riproducenti il nome del Dio veterotestamentario (il Padre che nel Nuovo Testamento ha inviato il Figlio-Verbo). Non è un caso che il capo supremo dello Stato sia denominato Padre (un nomoteta “Father”), l’espressione di una volontà indiscutibile, alle cui dipendenze sono i membri del “Tetragrammaton”, i “cleric” (gli ecclesiastici, altro termine che non viene usato a caso). La storia del film wimmeriano ruota attorno al cleric John Preston (interpretato da Christian Bale), cui verrà intimato di vivere la sua condizione di servizio alla stregua di una fede, e che riuscirà a liberarsi dall’azione oppressiva pseudorazionalistica. Tuttavia prima che ciò avvenga egli ha già perso la moglie condannata e bruciata (il che ricorda i metodi della Chiesa nei riguardi di streghe ed eretici) per aver dato spazio alle emozioni. La stessa sorte, riservata a Libria nei confronti dei condannati a morte, toccherà a un’altra donna entrata in contatto con Preston, Mary O’Brien (qui ci sono due reminiscenze; una orwelliana nel cognome e una cristiana tramite il nome della Maddalena: si crea un ossimoro concettuale che chiarirò fra poco). Alla fine John Preston abbatterà il regime nevrotico di Libria assieme all’organizzazione dei ribelli (di mente meglio equilibrata). In tutta l’allegoria wimmeriana non possiamo fare a meno di notare una gamma di tangenze concettuali con quanto Jung dice nel “Liber novus” a proposito di Elia e Salomè, vale a dire di quei simboli presentatisi alla sua coscienza, nel corso delle sue esperienze psichiche trascendentali, a indicare le funzioni dell’asse della razionalità: logos ed eros. Le parole junghiane specialmente nella pertinente sezione di commento sopra l’incontro con simile coppia, sono profonde e chiare. Elia, il biblico profeta (una delle peggiori figure dell’Antico Testamento), recita la parte di “padre” di Salomè. Egli appare maschera di quella ragione arroccantesi da me descritta, infatti sua figlia è cieca. Salomè riacquisterà la vista quando Jung prenderà coscienza dell’eros represso (e di conseguenza Elia si indebolirà nel suo tratto ieratico). La stessa cosa accade al cleric Preston in “Equilibrium”: prenderà consapevolezza del “femminile” emarginato e del fatto che il Father è in realtà un’inconsistente maschera del potere sugli uomini. Jung spiega che il rigetto antierotico viene compensato con una vocazione al dominio temporale di stampo religioso: ecco il Cristianesimo, non solo, medievale. Il parallelismo qui illustrato è notevole: la Chiesa e Libria, l’Io junghiano e John Preston, Elia e il Padre, Salomè e Mary O’Brien. L’ossimoro di cui ho fatto cenno riguardo a quest’ultima costituisce un equivalente della cecità di Salomè. 
Un altro dettaglio della storpiatura nevrotica pseudorazionalistica si rintraccia nella bandiera di Libria: c’è una croce greca in campo rosso (nel film compare inoltre la huxleyana croce commissa, di non minore rilevanza religiosa cristiana3). Detta croce greca, formata dalla giunzione alla base di quattro T antoniane, raffigura in “Equilibrium” il simbolo del potere religioso mondano (potere di cui Jung chiarisce l’origine); il rosso nel testo junghiano è definito il colore dell’eros: cosicché vediamo rappresentata l’idea della ragione deviata su di sé, la quale ingabbia il sentimento autentico e lo rimpiazza con surrogati nevrotici e un amore desessualizzato (la sempre vergine Maria che dà alla luce Gesù, concepito per opera dello Spirito Santo, costituisce il non plus ultra teologico in merito). Se volessimo riassumere la rivincita descritta dell’eros junghiano in un’immagine istantanea, potremmo indicare l’allegoria di un quadro del 1926 di Max Ernst: “La Vergine castiga Gesù Bambino davanti a tre testimoni:  André Breton, Paul Éluard e il pittore”.

NOTE


Questo scritto è un estratto del mio saggio “Note di critica (2017)”

1 Per approfondimenti suggerisco la lettura di due miei saggi:
1) “Mitopoiesi junghiana in Clive Staples Lewis (2017)”
2) “L’apologia dell’irragionevole di Robert Hugh Benson (2017)”


3 Si veda in basso a pag. 5 del mio saggio “Il capitalismo impazzito di Aldous Huxley (2015)”